Mozione congressuale per l’innovazione e la quarta rivoluzione industriale

Per impegnare Più Europa nella creazione di un ecosistema italiano di innovazione per rispondere alle esigenze della quarta rivoluzione industriale.Le costanti trasformazioni digitali e tecnologiche permeano ogni aspetto della nostra vita, sociale, economica ed ecologica. Se da un lato le potenzialità connesse alla cosiddetta innovazione sono pressoché infinite – iperproduttività, economia di scala, riduzione delle distanze, assistenza artificiale e efficienza nell’uso delle risorse, l’Italia continua a collocarsi agli ultimi posti per digitalizzazione, per innovazione e ambiente innovativo. Inoltre, la produttività è notoriamente ferma da 20 anni, mentre per Germania e Spagna è aumenta di 20 punti circa dal 2001. La Spagna (che pure ha sofferto una crisi devastante) si colloca nona sui 28 secondo l’indice DESI, a dimostrare che la tendenza può essere modificata con le corrette politiche pubbliche. La Finlandia ha visto la sua economia in profonda crisi dopo il 2008, per un combinato tossico di perdita di mercato di Nokia e dell’industria della carta, e un forte invecchiamento demografico. Oggi, dopo intensi investimenti in innovazione, non solo la crescita è tornata e la disoccupazione sta diminuendo (dopo essere stata a livelli italiani), ma la Finlandia è tra le prime nazioni al mondo per digitale e innovazione. L’Italia non solo è carente in termini d’innovazione, ma ad oggi si trova ad affrontare la più pesante sfida dell’invecchiamento della popolazione su suolo europeo.L’Italia è però una paese a grande vocazione manifatturiera, seconda solo alla Germania in Europa. Se la disoccupazione non ha mai raggiunto livelli spagnoli e greci, lo dobbiamo alla forte resilienza dell’industria Italiana. Ad oggi, le imprese non sono in grado di guardare al futuro prossimo con fiducia, tantomeno a riuscire una oculata programmazione economica o lanciarsi in rischiosi processi innovativi. In questo ecosistema bloccato, le banche continuano a fluttuare su un’enorme quantità di crediti deteriorati. Per quanto fortunatamente in decrescita, la compressione del credito è qualcosa che tutt’ora fa parte dell’esperienza di chiunque voglia fare impresa in Italia e la dipendenza dal finanziamento bancario come principale fonte di credito delle imprese acuisce il problema.Un prezioso piano ereditato dal precedente governo, noto come Industria 4.0 (I40), è riuscito a favorire un’espansione solida delle aziende, riportando la produzione di macchinari e dei veicoli a livelli vicini a quelli del 1996. Un combinato disposto di iper e super-ammortamenti, crediti d’imposta, patent box e incentivi alla formazione ha favorito una maggiore produzione industriale, un rinnovo del parco macchine e una maggiore ricerca nel settore I40. A questo vanno ad unirsi incentivi per la quotazione di PMI innovative, un incremento di associazioni a capitale di rischio, come i Venture Capitalist, per le PMI specialmente volte a sfruttare le opportunità di business aperte dalle nuove tecnologie e, infine, l’ingegnoso sistema dell’equity crowdfunding che si sposa con le nuove piattaforme telematiche di finanziamento di business 4.0. Intanto, il Team per l’Agenda Digitale guidato da Diego Piacentini ha permesso di portare in Italia servizi come lo SPID, la CIE, pagoPA, template per i siti delle scuole. Tuttavia, l’attuale governo si è ben impegnato a fornire un capitale enorme di 11 miliardi in pensioni e reddito di cittadinanza. Gli investimenti, dai 9 miliardi promessi, sono stati ridotti a 3 miliardi. Le politiche attive del lavoro dell’ANPAL ricevono cifre ridicole (15 milioni), mentre i Centri per l’Impiego (CPI) assumeranno 4000 dipendenti precari con un investimento di 1 miliardo. Alla ricerca vengono dedicati poco meno di 200 milioni sul triennio (contando CNR, AI, Blockchain), mentre il solo piano I40 allocava 218 milioni in pura ricerca per il 2018. Tutto questo si combina ad un aumento stimato di tasse di almeno 0.1% del PIL per il sistema impresa. E’ quindi fondamentale impegnare Più Europa nella creazione di un ecosistema italiano di innovazione per rispondere alle esigenze della quarta rivoluzione industriale. In questo nuovo ambiente, tre componenti fondamentali del sistema paese (imprenditoria, formazione, e educazione e ricerca) dovranno collaborare utilizzando nuovi strumenti di interazione e comunicazione, basati principalmente sul digitale. E’ fondamentale che Più Europa si occupi delle seguenti tematiche e spinga per queste proposte:

  • Imprenditoria: E’ fondamentale procedere ad una espansione del piano Industria 4.0, ripristinando non solo i livelli di finanziamento originari, ma anche procedendo alla delineazione di campi d’innovazione specifici per rendere ulteriormente efficaci questi investimenti. Tra questi la softwaristica e l’intelligenza artificiale, l’internet of things con 5G e connettività spinta, la cybersecurity, la condivisione dei dati e il calcolo ad alte prestazioni, la creazione di servizi e prodotti personalizzati, la blockchain e la robotizzazione.
    • Si deve quindi procedere ad investimenti infrastrutturali al fine di promuovere la connettività spinta, che porterà ad un trasformazione dell’ambiente lavorativo. Questa non sarà solo smart-working o perdita di posti di lavoro (come molti oggi pensano), ma aprirà l’industria a nuovi metodi di business, tra cui diventare essa stessa rivenditrice di dati creando quindi nuovi lavori. Si pensi ad un’azienda come IBM, che da produttore di computer è oggi una delle prime aziende di software al mondo.
    • Agli investimenti infrastrutturali, bisognerà accompagnare la creazione di FieldLabs su modello olandese, espandendo gli attuali Digital Innovation Hubs gestiti da Confindustria e/o avviando il lavoro degli ancora neonati Competence Centers. La caratteristica fondamentale è quella di creare reti e collaborazioni di settori industriali specifici, che possono promuovere l’avvento e l’espansione di I40, fornire nuove proposte e coinvolgere le autorità locali per risolvere specifici problemi del territorio. In questo senso, i FieldLabs possono diventare provider di formazione pratica che complementi quella più generalista di scuole e università. I FieldLabs possono diventare un prima pietra per la creazione di ecosistemi di innovazione cittadini, come quelli di Lovanio o Oxford, che sono di grado di trasferire non solo know-how della ricerca alle imprese, ma incrementano la vivibilità della città per imprese e cittadini, risultando target anche di investimenti stranieri.
    • Settori che risultano grigi o di difficile partenza debbono poter sfruttare una combinazione di fondi statali ed europei per implementare eventuali FieldLabs e innestare investimenti sui territori a bassa densità d’investimenti. Bisognerà proporre linee guida chiare su come fondi di coesione regionale, digitalizzazione, Horizon Europe possono essere usati in Italia. Infine, la collaborazione europea risulta dirimente.
  • Open innovation: Il successo della seconda fase di I40 dipenderà dall’effettivo coordinamento dei piani di Francia, Germania, UK, Spagna e Olanda. Il costo di sviluppo e introduzione di tecnologie 4.0 deve essere abbattuto; soprattutto le tecnologie abilitanti dovrebbero avere costi accessibili e/o propagarsi facilmente nelle industrie del futuro. Al fine di permettere un calo del costo marginale dei processi d’innovazione e una rapida ibridazione delle realtà tecnologiche industriali, un approccio di open innovation deve essere promosso nei cluster nazionali e tra cluster europei in medesime sezioni di mercato. Pertanto, ci sentiamo di sostenere:
    • forme di incentivo fiscale per aziende che applichino un approccio open innovation in progetti di collaborazione con altre imprese nazionali e/o nei cluster di riferimento
    • la promozione a livello europeo di programmi, progetti e iniziative volte a generare scambi tra industrie in open innovation attraverso un sistema di sgravi fiscali espandibili su tutto il territorio dell’UE alle aziende che finanzino o prendano parte in tali attività. Si richiede quindi uno sviluppo del piano con la creazione di FieldLabs europei, piani comuni per la ricerca, attivazione di dottorati europei specifici, coordinamenti d’investimenti strutturali e policy di condivisione e standardizzazione. A questo deve accompagnarsi piani trilaterali dello sviluppo, che vedono nell’innovazione e nella ricerca una nuova necessaria coesione del sistema Europa.
  • Capitale di rischio: Il debito bancario è scarsamente accessibile per le PMI e il volume erogato non può soddisfare l’esigenza d’investimento di imprese innovative. Inoltre, è solo la partecipazione al rischio d’impresa che permette di prioritizzare adeguatamente gli investimenti in innovazione tecnologica con il pensiero rivolto ai futuri mercati. Ecco la necessità di interventi rivolti a potenziare il mercato dei capitali italiano, ad esempio per iniziare attraverso:
    • una legislazione ad hoc per creare veicoli finanziari dedicati alle imprese 4.0 (PIR 4.0) con addizionali incentivi oltre il regime ordinario;
    • una regolamentazione chiara e di favore per la quotazione di imprese 4.0 e sul sistema di incentivi applicabile per l’azienda e per gli investitori, con particolare attenzione al reinvestimento continuo in nuove tecnologie abilitanti;
    • previsione di programmi di sostegno e facilitazione di venture capital, piattaforme on-line e non di equity crowdfunding, ecc. sulla base di una smart specialisation 4.0 dell’industria nazionale
  • Ricerca: Il piano d’innovazione di Più Europa dovrà prevedere piani specifici su quali investimenti in ricerca pubblica e privata si vuole promuovere per affrontare le sfide del futuro per l’economia italiana.
    • Oltre al già citato coordinamento per l’intelligenza artificiale, Italia ed Europa dovranno prevedere o espandere la ricerca su blockchain, condivisione dati e cloud computing, quantum computing, IoT e 5G, Biofarma e Digital Health, Meccanica e Robotica, Aerospaziale, Moda e Intelligent Fashion, Agroalimentare, Smart Energy, CyberSecurity. Questi investimenti dovranno incarnarsi nel raggiungimento degli obiettivi globali dell’ONU del 2030 di crescita eco-sostenibile e di giustizia sociale.
    • Infine, è fondamentale che si inizi a pensare una rivoluzione dell’accessibilità della scienza da parte di grande imprese e pubblico con un modello di open science, che possa contrastare sia i bassi investimenti in R&S sia la diffusione di false notizie.
  • Formazione: E’ fondamentale che gli istituti di formazione, in particolari gli atenei, siano in grado di fare sistema per una transizione verso una società 4.0, realizzando a pieno la cosiddetta “terza missione”, con una effettiva collaborazione con le imprese. Specificamente è necessario
    • Spingere ad una collaborazione tra facoltà scientifiche e imprese con una diffusione di linee guida più o meno vincolanti su come strutturare questa collaborazione e fornire una leva fiscale vantaggiosa per spingere le imprese a questa collaborazione.
    • Spingere per una collaborazione facoltà umanistiche ed imprese sia con l’impegno nel sostenere e potenziare la cultura umanistica in tutte le sue forme, dalla valorizzazione della formazione filosofica per l’affinamento delle soft skills del top management alla rivalutazione di materie quali la storia e la geografia all’interno dei cicli di studi secondari; sia con un potenziamento dei programmi di studio che mixino in maniera armonica ed efficace formazione hard e soft skills.
    • Spingere per una collaborazione didattica tra università e imprese attraverso la partecipazione alla formazione di piani di studi da parte dell’imprese, la identificazione di partenariati didattici e apprendimenti progettuali (il cosiddetto learning by doing ) e una leva fiscale vantaggiosa per la realizzazione di collaborazione tecnologiche con l’università
    • Garantire una formazione continua (lifelong learning) espandendo e sostenendo la riforma del fondo sociale europeo
    • Garantire una piena attività di consulenza da parte del mondo della ricerca verso l’impresa attraverso sistemi incentivanti di co-finaziamento per la creazione di progetti di ricerca, favorire percorsi di carriera nell’impresa di ricercatori e professori e coordinazione attiva tra imprese, territori e università con una figura centrale
    • Sensibilizzare il pubblico sulla formazione continua e la transizione consapevole verso il mondo 4.0
  • Digitale: La comunicazione tra imprenditoria, formazione e ricerca può avvenire in un framework di open science e open network solo e soltanto con una PA e uno stato all’altezza delle sfide.
    • Bisognerà promuovere non solo investimenti infrastrutturali nel digitale (banda larga e 5G in primis), ma anche una rapida modifica della PA. Cambiamenti non dovranno riguardare l’accessibilità del singolo cittadino alla PA con piattaforme digitale, ma anche dell’impresa. Per questo, bisognerà pensare finanziamenti spinti ad aggiornare le conoscenze nella PA e spingere alla creazione di sistemi semplificati per gli stessi addetti ai lavori. Infine bisognerà procedere alla creazione dei registri digitali di anagrafe e di piano digitale nazionale per monitorare inefficienze nella PA e proporre soluzioni di modifica e aggiornamento.
    • Il collegamento al mondo del lavoro e della disoccupazione è fondamentale: bisognerà diffondere la cultura dei social del lavoro o database sia nelle PA sia nella cittadinanza per monitorare carenze tecniche e incrementare la specificità degli strumenti di ammortizzazione sociale.

Sostiene e sottoscrivi la nostra mozione a questo link.

Primi Firmatari

Giulia Pastorella

Norman La Rocca

Stefano Tommei

Chiara Maiorino

Mario Lavanga

Giovanni Sassano

Marco Danzo

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