La Fusione Nucleare, la sfida energetica del secolo, parlerà Italiano?

Da un nostro sondaggio lanciato su Instagram, il 70% delle persone è a favore dell’impiego di nuove tecnologie per favorire lo sviluppo e l’utilizzo della fusione nucleare. La fusione nucleare è il processo in virtù del quale i nuclei leggeri di due o più atomi, si fondono fino a creare un nucleo più pesante, con contemporaneo rilascio di energia, un processo che avviene da miliardi di anni nel Sole. Questa energia, una volta risolti tutti i vari problemi tecnologici, sarà in grado di riprodurre energia inesauribile e sostenibile a livello ambientale.

Tra le diverse soluzioni adottate dalle nuove aziende c’è l’AI, che viene utilizzata per controllare reazione e realizzare i calcoli molto complessi che il sistema richiede. Tra le società leader, c’è TAE Technologies, la startup che ha iniziato a collaborare con Google alcuni anni fa per sviluppare strumenti di machine learning che spera possano finalmente portare la fusione a portata di mano.

Questo processo richiede una grande capacità di calcolo, ed ecco perché TAE sta collaborando con Google, utilizzando un sistema chiamato algoritmo Optometrist che aiuta il team a trovare le condizioni ideali per la fusione.

L’obiettivo finale di questi progetti è quello di avere centrali elettriche che bruciano combustibili puliti, che sono abbondanti e che durano fino a quando l’umanità potrebbe durare. L’utilizzo dell’AI è uno dei percorsi che porterà la scienza a risolvere questi enigmi, ma bisognerà lavorare ancora molto per far si che diventi realtà. L’Italia è uno dei paesi pionieri nella ricerca di queste soluzioni.

Il sistema Italia tra le eccellenze mondiali

Attualmente l’Italia dà un contributo rilevante ai principali programmi di ricerca internazionale sulla fusione (ITER, DEMO e Broader Approach) ed è tra i partner principali delle agenzie europee (EUROfusion e Fusion for Energy). ENEA partecipa a queste iniziative avvalendosi delle competenze del Dipartimento Fusione e Tecnologie della Sicurezza Nucleare presso i Centri Ricerca di Frascati e Brasimone, poli di eccellenza mondiale con dotazioni strumentali di alto livello. Le attività, dedicate soprattutto alla fisica dei plasmi, si sono via via evolute verso un complesso sistema di fisica, tecnologia e ingegneria che vede l’Agenzia protagonista e coordinatore del programma nazionale di ricerca sulla fusione. Il Centro Ricerche ENEA di Frascati, vicino Roma, realizzerà a breve il polo scientifico-tecnologico Divertor Tokamak Test (DTT), uno tra i progetti più avanzati al mondo nel campo della ricerca sulla fusione nucleare, che prevede l’impiego di 1.500 persone altamente specializzate e un ritorno stimato di 2 miliardi di euro a fronte di un investimento di circa 500 milioni.

Il problema energetico europeo

L’Unione Europea è la più grande importatrice di energia al mondo: spende 400 miliardi di Euro all’anno per comprare dall’estero più della metà dell’energia che consuma. L’Italia fa la sua parte: acquista il 15% della propria elettricità. La fusione nucleare rappresenta una nuova alternativa alle fonti di energia a combustibili fossili, componenti critiche dei mix energetici di tutti gli Stati europei, Italia compresa. Purtroppo, una grande battuta di arresto sullo sviluppo del nucleare europeo si è avuta dopo l’incidente di Chernobyl del 1986, che ha messo in discussione la sicurezza e l’efficienza di questa fonte di energia. Sono pochi i paesi europei che hanno deciso di continuare questo percorso di sviluppo, portando così il nostro continente ad una grande carenza energetica e all’acquisto di energia da altri paesi extra UE. L’Italia è il più grande importatore di energia elettrica al mondo. Ai 132 Terawattora (TWh) prodotti mediamente negli ultimi anni ha dovuto aggiungere 22,3 TWh acquistati all’estero (il 15% sopracitato) per soddisfare la domanda interna di 153 TWh. Di questo 15% importato, la quota di maggioranza arriva dal nucleare francese.

La politica italiana deve affrontare il problema del nucleare e non può tirarsi indietro

Credo, innanzitutto, che il nucleare tricolore debba essere rimesso in discussione se vogliamo rimanere al passo con gli altri paesi mondiali. Questi sono solo alcuni dei punti da affrontare:

  1. Non possediamo alcuna infrastruttura facilmente riutilizzabile: spendiamo denaro per lo smantellamento delle nostre quattro centrali nucleari e per la gestione del materiale fissile in esse contenuto, ma non è pensabile di rimetterle in servizio perché concettualmente ormai superate.
  2. Dopo la dismessa del nucleare nel nostro Paese , si è verificata un grande flusso di emigrazione dei tecnici, degli ingegneri e dei fisici che lavoravano o si stavano specializzando nel campo del nucleare
  3. Se oggi volessimo tornare al nucleare dovremmo comprare dall’estero non solo le centrali ma anche i tecnici.

L’Italia è stata la culla dei grandi scienziati che hanno dato inizio alle ricerche sulla fissione nucleare, come Fermi, Amaldi, Segré, Majorana con i “Ragazzi di Via Panisperna”. Che loro siano di esempio alle istituzioni per far ripartire gli investimenti sul nucleare, perché non è una minaccia per la sicurezza, ma una risorsa per il nostro territorio.

Bisogna investire sull’istruzione e sulla ricerca, sulle nuove generazioni di scienziati, ingegneri e tecnici specializzati, così da esser pronti ad affrontare le sfide scientifiche che ci attendono nel XXI secolo, come la fusione nucleare, l’esplorazione spaziale ecc…

Se vogliamo far ripartire il nostro paese, bisogna farlo anche dalla Scienza.

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