Mobilità Liquida

di Mario Lavanga

Si parla parecchio di società liquida negli ultimi tempi, intesa come concezione sociologica in cui riferimenti comuni, quali individuo, relazioni interpersonali o Stato diventano vacui e fluidi e l’incertezza rimane l’unica certezza. Discussione interessante, ma da lasciare agli esperti del settore. Sicuramente esiste un trend che rende i confini della proprietà economica sempre piu’ vacui. Basti pensare all’evoluzione d’internet prima e della gig economy poi.

Siamo partiti con i siti online per le notizie. Siamo poi passati alle chat online e ai social media. Nel frattempo, sono arrivati i siti di commercio online e gli smartphone. Oggi, possiamo ordinare il pranzo o la cena con un app o trovare un posto dove dormire a prezzi irrisori. A questo, si è infine aggiunta uno dei simboli del miracolo economico italiano: l’automobile.

Chi vive oggi nei grandi centri urbani, puo’ usare un’auto condivisa per spostamenti di breve durata (si pensi ai sistemi sviluppati dalle grandi aziende di utility nei maggiori centri urbani Italiani) o richiedere un “passaggio” con sistemi più o meno contestati, soprattutto nei paesi Europei. In altre parole, vediamo una rinuncia dell’auto di proprietà per servizi analoghi che viene tipicamente definita “mobilità come servizio” o “mobility as a service” . Questo fenomeno si riferisce soprattutto a sistemi quale Uber e Lyft. Uber è una compagnia americana che continua offrire come servizio principale trasporto di passeggeri sia noleggiando una macchina da guidatore privato o condividendo una macchina con altre persone (carpooling). Nasce sul modello della sharing-economy, in quanto vi è la condivisione di un bene (la propria auto nel caso del guidatore o del passaggio nel caso del carpooling), e i prezzi si basano su un sistema dinamico, nel senso che i prezzi basano sulla base della domanda corrente. Ovviamente, punto focale del sistema è l’uso dell’applicazione sul proprio telefono e del sistema satellitare geo-positioning system (GPS). In maniera simile funziona Lyft, con la differenza che l’azienda punta a creare piu’ fiducia verso il servizio, la sua comunità e guidatori (con tutta la vacuità che può implicare questa missione). Tuttavia questi sistemi sono abbastanza noti per una serie di criticità, quali servizio illegale di taxi, riduzione del prezzo della licenza taxi, standard lavorativi bassi per i guidatori (in quanto assunti come professionisti a cottimo e non come dipendenti).

Esistono alternative europee interessanti, quali MyTaxi. Questa start-up tedesca funziona esattamente come Uber (app fluida, locazione GPS della macchina del guidatore, etc.), ma assume solo guidatori di Taxi, rendonone la ricerca facile come trovare un guidatore Uber. Il successo è stato tale che ha portato il gruppo Daimler ad acquistarla completamente nel 2014. All’interno del mondo del “Mobility as Service”, si potrebbero includere molti altre servizi, ma tra questi possiamo menzionare sicuramente il car-sharing, con servizi quali Enjoy e Car2GO, che sono detenuto rispettivamente da Eni e dal gruppo Daimler di MyTaxi.

L’attuale mondo della mobilità liquida si sta tuttavia espandendo dall’uso che facciamo della corsa a come acquistiamo la macchina stessa. Si pensi al nuovo servizio di vendita o noleggio di auto usate a km 0 BrumBrum, che utilizza esclusivamente un portale e-commerce. Un servizio tutt’altro che di nicchia o nostrano se si pensa che anche Tesla ha recentemente illustrato di chiudere i suoi concessionari per passare ad una vendita completamente online. Ma quali sono le ragioni dell’emersione della mobilità liquida? E quali conseguenze? Sicuramente la ragione principale della diffusione di questo tipi di servizi di condivisione è avvenuta con l’emersione di smartphones, app associate e dell’infrastruttura 3G/4G. L’arrivo del 5G non potrà altro che fornire ulteriori utenti a questo sistema. In un report di Deloitte, si punta anche all’espansione della crescita urbana, che comporta a sua volte un maggiore numero di utenti che richiedono questo servizio, a tariffa unica, magari cercando di raggiungere la destinazione nel minore tempo possibile e a costi minimi . A tutto questo si sta aggiungendo il minore costo di produzione delle macchine elettriche, l’uso di sistemi di mobilità di prossimità (bicicletta, scooter,etc.) e l’arrivo nel futuro delle macchine autonome, su cui ogni azienda di car-sharing sta investendo.Non soprende che i servizi di mobilità liquida stanno conquistando fette di mercato a ritmi signficativi: si parla di una crescita del 10% per il periodo del 2015-2020 e di una crescita del 36% nel periodo 2017-2023. La crescita del solo settore car-sharing è stata del 64% nel 2014 .

Non a caso, il sindaco di Homburg, cittadina tedesca la confine con la Francia, sta iniziando a preoccuparsi per il futuro dei sui concittadini, che lavorano principalmente nel settore automotive per le grandi aziende d’auto o del trasporto tedesche. In un articolo pubblicato da Bloomberg, si punta proprio alla diffusione della mobilità liquida e dell’auto elettrica o al combinato disposto delle due . Questo ci deve far riflettere sotto vari punti di vista. L’industria Italiana, molto simile a quella tedesca, si inserisce a pieno nella catena del valore dell’auto tedesca oltre ad essere esportatrice di auto essa stessa. E dimenticarsi di questo, significa di dimenticarsi degli operai di Termini Imerese… Ovviamente bisogna pensare bene alle nostre prossime mosse prima che si arrivi tardi.

Da un lato, l’arrivo della macchina autonoma è qualcosa ancora ben lontano nel futuro e non tutti i servizi di mobilità sopravvivono (si pensi al servizio Chariot di Ford, che ha chiuso recentemente ). Ma il cambiamento è in atto ed è opportuno agire. Un piano sull’auto elettrica per l’industria Italiana è necessario, seguendo peraltro una richiesta del segretario della CGIL Landini . A questo bisognerà aggiungere un lavoro oculato della prossima legislatura Europea su piano per i servizi di Mobilità liquida. In particolare, lavorando con i partner europei, il prossimo parlamento e commissione potranno delineare le linea guida degli investimenti su mobilità digitale attraverso i fondi Europei, stimolare l’uso di capitale privato e pubblico per la creazione di imprese in questa direzione, ma quali linea guida debbano essere definite in termini di contratti di lavoro o termini di pedaggio quale si volesse operare liberamente sullo spazio europeo.

Non sarebbe interessante sviluppare sistema di car-sharing che funziona su tutto lo spazio europeo? Magari a pedaggio unico o, più fattibile, favorire pagamenti elettronici uniformi, ma conformi alle leggi nazionali? Infine, la prossima legislatura dovrà lavorare intensamente per favorire inclusione di servizi e processi nelle nostre aziende per favorire la produzione di auto elettrica e condivisione dei servizi. C’é chi propone i dazi per proteggere i lavoratori dai cambiamenti. Risultato? I lavoratori lavorano di meno per minore commesse. L’obiettivo è rendere gli operai dell’auto europea i protagonisti del nostro futuro.

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