Il tessile è morto, lunga vita al tessile.

Di Davide Dellarole, coordinatore +Europa Biella

Siamo di Biella, il cuore mondiale della produzione tessile di alta qualità, delle fibre nobili, dei cappotti di vicuna che costano quanto un’auto e da vent’anni ci sentiamo dire che il tessile è morto, che non ha futuro. Siamo al punto in cui un diplomato tecnico preferisce andare a fare il cassiere al supermercato il sabato e la domenica piuttosto che valutare una carriera in un’azienda tessile. Ma è davvero tutto finito? Per rispondere parto da lontano, dall’altra parte dell’oceano, da Boston. Il M.I.T. due anni fa ha aperto un dipartimento dedicato al tessile. Primo finanziamento circa 270 milioni di dollari. Curioso che il primo politecnico al mondo decida di buttare quella cifra su un settore morto, davvero curioso. Aspetta, non è che, magari, di morto non c’è proprio nulla?

Ecco, il dubbio è legittimo, la risposta è certa: il tessile non è morto, anzi, è parte integrante del futuro industriale e manifatturiero. In troppi siamo abituati a pensare che “tessile” sia solo abbigliamento o arredo. In pochi sanno che il processo tessile ci regala le fibre aramidiche resistenti al fuoco o ai proiettili, la fibra di carbonio con cui si fanno i telai delle auto (non solo di F1, ma anche componenti che sono installati sulle auto di tutti i giorni), oppure i filtri per gli apparati biomedicali, o le vele delle barche, le tute degli astronauti, parti di satelliti, strutture per abitare, vestiti intelligenti che monitorano i parametri vitali di una persona (già, come in Alien, dove il centro controllo su LV-426 vedeva sparire uno a uno i marines attaccati dallo xenomorfo).

Vi pare fantascienza? Mi spiace avvisarvi che è realtà, quotidiana e decisamente “figa” (concedetemi il gergo). Il tessile oggi è un processo altamente tecnologico che si compone di due aree che interagiscono tra loro: i nuovi materiali e le fibre innovative (siano esse naturali o artificiali) il processo tecnologico che, da una fibra, ricava un tessuto utilizzabile per scopi e settori differenti.

A Biella ci siamo quasi sempre occupati di abbigliamento, padroneggiando una tecnologia che da un 1 kg di lana permette di ottenere un filo continuo lungo 220 km (sì è scritto giusto, duecentoventi chilometri), produciamo i migliori tessuti, riforniamo le principali griffe mondiali, abbiamo una tradizione di oltre 200 anni. Ma non ci fermiamo qui.

Oggi a Città Studi Biella, polo formativo del distretto tessile, una neonata società di R&D lavora per sviluppare nuovi progetti, per supportare le imprese innovative, per costruire, oggi, processi e prodotti di domani. Ricerca e sviluppo sono temi fondamentali del tessile di oggi sia per produrre meglio (innovazione di processo) sia per produrre cose nuove (innovazione di prodotto); in piena conformità ai processi di open innovation il processo tessile si confronta con l’Industrial IoT, con i sensori e le reti wireless per la trasmissione dei dati, con i processi di visione automatica per individuare difetti o per leggere i colori. C’è una tale vivacità nel settore che gli ingegneri tessili e chimici sono pronti a confrontarsi praticamente con ogni settore industriale, perchè, come dicono sempre, qualcosa di molto leggero, molto resistente e facilmente trasportabile serve a tutti. Se poi “parla” anche con altri oggetti, allora non resta che dire “lunga vita al tessile”.

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