Ma che cosa è il Cloud Computing?

Satya Nadella è stato da poco a Milano per parlare di digitalizzazione, ma soprattutto di Cloud Computing. Ma che cosa è questo misterioso Cloud computing? In un rapporto Deloitte per la commissione europea, lo si definisce come un insieme di risorse computazionali, scalabile ed elastiche, a cui l’utente richiede accesso invece di investire in proprie risorse IT. In altre parole, si sta parlando del famoso supercomputer(s), ma locato(i) a chilometri distanza, a cui l’utente (azienda o persona) chiede uno specifico servizio. Il vantaggio principale? La stessa Deloitte spiega che si passa da costi di spesa in conto capitale a costi operazionali o processo, usando un gergo tipicamente gestionale. In pratica, l’azienda smette di investire in software e computer, ma accede ad un servizio a prezzo fisso (mensile) con assistenza inclusa.

Ma sarà davvero così importante il Cloud Computing? Il pubblico è infatti continuamente esposto ai termini Intelligenza Artificiale e Blockchain, come abbiamo visto anche nell’ultima finanziaria. Perchè allora parlare della “nuvola”? L’AI è infatti l’intelligenza robotica che sta ormai dietro ogni macchina (giusto?) e la blockchain è menzionata come la moneta del futuro (davvero? o sarà il bitcoin?). Proviamo ad affrontare questo aspetto sotto vari punti di vista.

In una prospettiva meramente economica, la blockchain dovrebbe raggiungere un valore di mercato intorno ai 60 Miliardi di dollari a livello mondiale entro il 2024, mentre l’intelligenza artificiale dovrebbe portare invece due trilioni di dollari entro il 2020 nel settore manifattura sempre a livello mondiale. Il cloud computing è arrivato intorno ai 1.3 trilioni di dollari nel 2018. Un peso forse lo ha? In una prospettiva tecnologica, sia la blockchain e l’intelligenza artificiale sono due metodi di grande spesa computazionale per cui difficilmente una PMI può permettersi i costi correlati. Ecco che il cloud computing può aiutare dove sono necessarie risorse non facilmente accessibili.

Non è un caso che uno dei più grandi social network al mondo riguarda il cloud computing. Microsoft Azure ha infatti 214 millioni di utenti (piu’ di Spotify e Amazon Prime combinati insieme) che pagano 99 dollari al mese. Sotto l’egida di Satya Nadella, Microsoft ha ormai virato il suo business verso cloud computing, tallonando ormai Amazon e superando Google e IBM. Abbandonando la disastrosa avventura dei Microsoft Phones, l’azienda di Bill Gates è ormai tutta improntata al computing, grazie ad Azure e il sito di condivisione codice GitHub. Si aggiunga inoltre che ormai Microsoft detiene forse uno dei social più importanti al mondo per le aziende, ossia LinkedIn. In questo modo, l’azienda di Windows e Office ha superato la capitalizzazione di Apple a Novembre. E lo ha fatto depotenziando questi due storici marchi e riconvertendoli verso la condivisione (si pensi a Office 365).

E l’Italia? È impreparata? Secondo sempre la commissione Europea e Deloitte, assolutamente no! Infatti 40% delle aziende Italiane utilizzano il cloud computing e siamo secondi in tutta Europa, dietro solo alla Finlandia. Inoltre, una delle poche aziende che si occupa di cloud computing per il settore pubblico in Europa è la Zucchetti. Sebbene le aziende Europee nel settore stiano crescendo a velocità impressionante (la tedesce SAP del 576% tra 2012-2013 e la stessa Zucchetti circa del 120%), le aziende europee occupano il 34% del mercato contro 61% tedesco. Nello scenario peggiore, si parla di 10 miliardi di EUR investiti entro il 2020 nel cloud privato e un totale nei servizi cloud intorno ai 30 miliardi di EUR. Ne beneficieranno finanza, retailing e manifattura.

E in questo senso deve essere visto l’intervento di Nadella a Milano. Ed è da pochi mesi la notizia che ormai i servizi AI sul servizio di computing Azure sono stati semplificati per minimizzare il livello di coding necessario (ormai si può usare una schema blocchi per fare codici) e altri servizi sono stati integrati ad Azure, da GitHub (sistema di condivisione open source) a vari strumenti di sviluppo codice. In termini di applicazione, Microsoft oggi spinge INAIL verso lo smartworking (usando Lync, diventato da poco Skype for Business, che si sta mettendo sulla via per competere con Slack) e fornisce la struttura cloud a Illimity, sia per la gestione del servizio bancario sia per l’analisi di Business Intelligence. Bloomberg parla ormai di una vera propria Nadellaissance (Nadelliscimento, se volessimo tradurlo). Tutto questo però Microsoft non lo fa per servizio caritatevole, ma sulla base dei dati vista prima (uso diffuso di questi servizi in Italia e impatto su Finanza e Retailing in primis). Tuttavia gli strumenti per competere ci sono e dobbiamo attivarli, superando gli ostacoli oggi esistenti.

Quali gli strumenti? Le commissione Europea è sicuramente al corrente del problema, come si può vedere sul sito dedicato a Digitising European Industry e dal documento di lavoro sul HyperPerfomance Computing o HPC. L’HPC è un settore più specifico del cloud computing e si riferisce a settori ad elevate risorse computazionali, che aziende non si possono permettere. HPC nasce specificamente per la ricerca e la difesa ed è un esempio il Worlwide Computing Grid per il Larger Hydron Collider (LHC), la cui enorme quantità di dati e le simulazione necessarie per risolvere i vari problemi scientifici richiedono un consorzio europeo di istituti (appunto il WGLHC, con l’INFN per l’Italia). In Italia, abbiamo anche il CINECA di Milano annoverato come struttura HPC.

Quali i problemi ? Secondo sempre Deloitte e la commissione Europea, due sono i maggiori ostacoli. Per le aziende grandi, il problema maggiore è la sicurezza cibernetica e la protezione del dato condiviso (con eventuali problemi anche di proprietà intellettuale nel caso della manifattura). Per le aziende piccole, le conoscenze di queste tecnologie sembra il maggiore problema.

Segue che per espandere la nostra fetta di mercato, sfruttare i servizi di cloud computing ed inventarne di nuovi è necessario agire su tre fronti. Il primo è democratizzare l’uso di HPC, sia sviluppando un consorzio europeo di aziende, università e governi per la sua estensione e la semplificazione al suo accesso stile Azure di Microsoft. Questo deve richiedere un investimento misto tra pubblico e privato. A questo va aggiunto come secondo fronte una cinghia di trasmissione con laboratorio di testing per HPC dedicato alle PMI, che può e deve essere rappresentato dai digital innovation hubs istituiti con il piano Industria 4.0. Infine, una necessaria incentivazione fiscale, soprattutto per le grandi aziende, per investire in cybersecurity e muoversi verso questa fondamentale tecnologia, senza la quale non potranno esistere applicazioni di blockchain o intelligenza artificiale. Ma a Roma lo sapranno?

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