+LUNA

Il più grande programma di innovazione di tutti i tempi.

Sono passati cinquant’anni da quella Domenica del 1969, quando per la prima volta un essere umano raggiungeva il nostro satellite. Come tutte le grandi imprese, tante storie diverse si intrecciano tra loro su diversi piani: seguiamo il punto di vista dell’innovazione, per scoprire perché studiare il programma Apollo sia importante, anche a distanza di così tanti anni. Non esiste un altro caso di successo di quelle dimensioni nella storia recente, tutto il programma è contraddistinto da incredibili progressioni, tanto che leggendo la cronistoria tecnologica delle varie missioni che si susseguono dal 1964 e nei cinque anni successivi ci si sorprende dalla concitata sequenza delle innovazioni e dei rischi affrontati. Cinque anni che hanno spostato il limite del possibile in campo tecnologico.

Un primo aspetto che colpisce è che, sia utilizzando i parametri di allora che quelli di oggi, tutta l’impresa si poteva definire pressoché impossibile, con un rischio di fallimento quasi certo. 

Quando fu posto l’obiettivo Luna, obiettivo politico, non dimentichiamolo, la tecnologia disponibile permetteva a malapena di portare esseri umani a distanze pari a un ordine di grandezza inferiore (un decimo), senza toccare il suolo di nessun corpo celeste: la sfida per l’amministrazione e tutta l’industria USA era assolutamente epica. E questo è un altro aspetto affascinante: si è trattato di una conquista pubblica e politica di una Nazione che all’epoca aveva ben altri grattacapi come, ad esempio, la guerra in Vietnam in pieno svolgimento. La conquista è stata possibile grazie alle Universitá, alle Agenzie, alle tantissime industrie private che hanno lavorato al programma. I fondi utilizzati sono stati enormi, sono stati spesi all’incirca 160 miliardi di dollari attualizzati – tanto quanto l’intero budget annuale della Unione Europea – e coinvolte circa 400.000 persone: quale organizzazione sarebbe oggi capace di quantificare, pianificare, gestire e rendicontare un investimento pubblico di quell’entitá?

L’idea di base era abbastanza semplice: andare sulla Luna, piantare una bandiera e tornare.

Neil Armstrong sulla superficie lunare

Ognuna di queste fasi rappresentava delle incognite e proviamo a ripercorrerle, con le dovute semplificazioni: per arrivare a quella distanza serviva un propulsore di una potenza inaudita e il vettore Saturn V tutto sommato è stato concepito da Von Braun con la logica del “more of the same”, ovvero come evoluzione di programmi precedenti. Le fasi successive al lancio hanno richiesto sicuramente un livello di innovazione superiore: un veicolo che potesse raggiungere il suolo lunare e ritornare in orbita non esisteva: doveva essere leggero, robusto, sicuro, ospitare due persone più attrezzatura e supporti vitali, carburante e propulsione per tornare in orbita. Il risultato è stato un modulo ridotto all’osso, con alcune parti realizzate letteralmente con carta stagnola, molto Lean diremo oggi. Senza entrare nel merito della composizione dei vari moduli, delle piroette in orbita, delle manovre di aggancio e sgancio nel quale gli americani erano maestri da tempo, possiamo dire che il LEM è il vero prodotto innovativo di tutto il pacchetto. A causa di un’accelerazione del programma, la procedura di rientro dalla Luna al modulo in orbita non era stata completamente testata, il rischio che Armstrong e Aldrin non potessero tornare in orbita, e da lí rientrare sulla Terra, era molto elevato, stimato ufficiosamente nel 50%. 

Il modulo Apollo LM (o LEM)

Si racconta inoltre molto spesso che il computer utilizzato a bordo aveva una potenza di calcolo di ordini di grandezza inferiori rispetto a un normale smartphone. Verissimo, ma la grossa differenza era la mancanza di display e di interfaccia utente, dove un tastierino numerico, poche spie  e pochi display numerici. Però si trattava di un computer programmabile da remoto, resistente alle interferenze magnetiche, che doveva sostanzialmente sovrintendere a un numero prefissato di operazioni. La cosa interessante è che tutta la progettazione e la programmazione era stata delegata al MIT, cioè a un’Università. Nota di colore: durante la discesa verso la Luna, sul display compare un codice di errore sconosciuto. Dalle trascrizioni radio sappiamo che da Houston hanno chiamato il MIT, ma che a quell’ora di notte non rispondeva nessuno, quindi si è deciso di ignorare la cosa. Tutte le comunicazioni radio sono costellate di battute, scherzi, approssimazioni, e anche questo spirito di gruppo è alla base di successi di questa portata.

Apollo Guidance Computer

Riassumiamo quindi gli aspetti salienti del programma che ci aiutano a capire il livello di innovazione:

  1. Obiettivo finale ambizioso e non parzializzabile
  2. Tecnologie di base da sviluppare, oltre che da integrare nei vari sotto-sistemi
  3. Sfide tecnologiche multidisciplinari
  4. Numero di persone direttamente coinvolte enorme
  5. Fattore tempo critico

Comunque lo si voglia calcolare, il rischio del programma era quindi altissimo, anche perché l’obiettivo non poteva essere ri-focalizzato o ridotto di scopo, ad esempio non si poteva andare senza tornare. Qualsiasi analisi costi-benefici sarebbe stata contraria. Eppure, grazie alla perseveranza di una generazione di politici e dirigenti, “The Eagle has landed”.

Troviamo quindi nel programma diversi spunti legati all’innovazione:

  • Applicazione massiva del disegno e ridisegno incrementale (Agile, lo chiameremo oggi) di componenti e sottosistemi – il LEM è stato ridisegnato dalla Grumman almeno tre volte – e dello stesso programma, con incrementi successivi e riutilizzo di sottosistemi del programma Gemini.
  • Coinvolgimento diretto di piccoli team di persone eterogenee (Scrum, lo chiameremo oggi) nelle varie fasi di sviluppo – ad esempio i piloti astronauti lavoravano in precedenza con gli ingegneri per analizzare i vari test intermedi.
  • Ottimizzazione spinta e riduzione del peso e dei componenti di tutti i sottosistemi (Lean, lo chiameremo oggi).
  • Approccio “out-of-the-box” per la soluzione di problemi complessi. 
  • Gestione massiva di outsourcing ad aziende, università e organizzazioni terze, parallelamente allo sviluppo di un sistema per la protezione delle informazioni. Circa 20.000 aziende coinvolte. 

L’approccio odierno, dove investimenti e rischi così elevati sono impensabili, è molto diverso. Stiamo esplorando il Sistema Solare con veicoli minuscoli, automatizzati, senza equipaggio umano. L’obiettivo di portare esseri umani su Marte è molto distante, perché con l’evoluzione della AI e dell’automazione, diventa molto più vantaggioso colonizzare un mondo lontano prima con delle macchine e solamente dopo, eventualmente, se necessario, insediare una colonia di umani. Tutto questo potrá cambiare radicalmente se alcune scoperte scientifiche e tecniche diventeranno tecnologia utilizzabile come i computer quantici, la trasmissione di informazioni e materia tramite il fenomeno di “entanglement” e lo sviluppo esponenziale della AI. Le premesse che queste rivoluzioni entrino presto nel mercato e nelle nostre vite ci sono, e forse il 75° o il 100° anniversario di questa incredibile conquista assumerà toni più nostalgici.

Alessandro Beltrami

Si occupa di ricerca e sviluppo per HP Inc. con base a Barcellona, dove ha fondato il gruppo locale di +Europa. In Italia è stato Direttore Tecnico nel mondo dell’automazione e della stampa digitale, consulente di multinazionali Italiane ed Europee, formatore per diversi Istituti Professionali. Rappresenta la Spagna nel comitato tecnico internazionale ISO per le tecnologie grafiche, dove da più di dieci anni segue progetti di standardizzazione con colleghi di 28 Paesi.
Appassionato di tutto ciò che riguarda il cosmo da quando aveva 6 anni.

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