Fondi europei in Italia: quale futuro?

Come spesso si ha modo di leggere dalla stampa e dai media nazionali, sono molti gli stanziamenti europei a disposizione del nostro Paese che ritornano indietro, perchè non vengono spesi dall’Italia.

Il paradosso è che l’Italia in UE è tra i primi paesi a beneficiare dei fondi strutturali ricevuti da Bruxelles, ma l’ultima, insieme a Malta, Croazia e Spagna, a spenderli.

Entro fine anno l’Italia deve spendere 3 miliardi e 238 milioni di euro dei programmi operativi regionali e nazionali per non perdere la quota di risorse comunitarie (FESR e FSE) che vale circa 2 miliardi di euro. Dall’obiettivo di fine 2019 fissato dalla clausola “N+3” (che prevede il disimpegno automatico delle risorse non spese entro tre anni dall’iscrizione sul bilancio comunitario) si tratta di poco meno di un quarto (24,3%). Oltre a FESR e FSE, l’importo comprende il cofinanziamento nazionale assicurato dal Fondo di rotazione.

Fonte: Il Sole 24Ore
Fonte: Il Sole 24Ore

Il mancato utilizzo delle risorse a disposizione delle regioni è dovuto a vari fattori: a partire dall’esiguo numero di progetti presentati e approvati, dalla mancanza di competenze specifiche nel personale degli enti locali, fino alle difficoltà nel redigere la rendicontazione di progetto. Riguardo ai fondi europei infatti, non è di secondaria importanza specificare il fatto che non sia importante solo saper redigere un progetto secondo le linee guida del bando, ma sia altrettanto fondamentale una accurata rendicontazione, per poter poi ottenere in concreto i fondi.

La Commissione ha recentemente illustrato la sua attesa proposta sull’uso e la distribuzione dei fondi di coesione nel quadro del bilancio comunitario relativo al 2021-2027. Nella proposta, che andrà approvata dal Consiglio e dal Parlamento, l’Italia vede aumentare la sua quota, rispetto al periodo precedente. In compenso, Bruxelles ha deciso di rafforzare il legame tra l’esborso dei fondi e il rispetto delle raccomandazioni-paese.

Fonte: Il Sole 24Ore
Fonte: Il Sole 24Ore

Concretamente, la Commissione europea propone che alla politica di coesione siano riservati 330,6 miliardi di euro nel prossimo periodo finanziario, tra cui:

  • 201 miliardi al Fondo europeo di sviluppo regionale (ERFD),
  • 41 miliardi al Fondo di coesione
  • 89 miliardi al Fondo sociale europeo.

Bruxelles ha proposto che il valore complessivo del prossimo bilancio comunitario sia di pari a 1.100 miliardi di euro.

Sono cinque le priorità che la Commissione propone al Parlamento e al Consiglio:

  1. l’innovazione e la trasformazione economica
  2. la lotta all’inquinamento e a favore della transizione ecologica
  3. le connessioni infrastrutturali
  4. l’istruzione e l’educazione
  5. lo sviluppo urbano

I primi due obiettivi riceveranno tra il 65 e l’85% del totale dei fondi.

Restano in auge le tre categorie di regioni: poco sviluppate, in transizione, e più sviluppate. Torna ad aumentare la quota di co-finanziamento, che avrà un tetto del 40-70%.

L’aumento degli stanziamenti FESR relativi al primo obiettivo sopracitato dell’innovazione e trasformazione economica, per uno sviluppo innovativo, intelligente e inclusivo rappresentano un’ardua sfida per i nuovi Parlamento e Commissione in quanto i prossimi sette anni sono il lasso di tempo necessario per passare da una rivoluzione industriale a un’altra, come afferma il Prof. Domenico Marino (Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria):

“l’Unione Europea deve poter competere ad armi pari con Stati Uniti, Russia, Cina e Giappone nella transizione al digitale e nella sfida dell’intelligenza artificiale e individuare strategie per velocizzare i processi e le decisioni, per ridurre il peso di una burocrazia che rischia di diventare soffocante”

Essere competitivi passa anche dall’efficientamento delle risorse a disposizione e a questo proposito, recentemente è stato presentato a Bruxelles un algoritmo, realizzato da Edoardo Mollona del Dipartimento di Informatica dell’Università di Bologna insieme a Eirini Aivazidou e Giovanni Cunico, che permetterebbe di ottenere un miglioramento nell’efficienza delle policies di coesione europea.

Il Progetto Perceive Simulation Lab è un simulatore che individua i “colli di bottiglia” che rallentano o addirittura bloccano l’utilizzo dei fondi strutturali europei. Si tratta di un ambiente virtuale in cui è possibile simulare le conseguenze di lungo-periodo di interventi sul processo di implementazione della politica di coesione, dall’allocazione dei fondi, alla produzione dei bandi, alla gestione delle domande fino al processo di rendicontazione.

Credits:

Fondi Ue, entro fine anno 3,24 miliardi da spendere

Fondi Fesr 2021-2027, così l’Europa può guidare la trasformazione digitale (anche in Italia)

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