Standardizzazione e innovazione, nemici o amici?

Le regole e le norme sono importanti: viviamo in un mondo complesso dove oggetti prodotti a migliaia di chilometri di distanza devono funzionare insieme, senza problemi di compatibilità o sicurezza. La standardizzazione è quindi importante per abbattere le barriere e creare opportunità di business nel libero mercato; di fatto è un veicolo e allo stesso tempo un controllo  all’innovazione. Dove si pone l’Italia in questo settore?

Dove nascono le norme

ISO (www.iso.org) è l’organizzazione internazionale per la standardizzazione: crea documenti, specifiche e linee guida che normano materiali, prodotti e processi per favorirne l’intercambiabilità e l’adozione a livello mondiale. Più di 22’000 standard nei settori più disparati, dalla qualità alla sicurezza alimentare, gestione ambientale, sicurezza informatica, dispositivi medici, praticamente tutti i settori industriali sono rappresentati nei 247 comitati tecnici, dove rappresentanti di 164 Stati si accordano sulla stesura dei documenti.

Un gruppo di lavoro ISO

Standardizzare un argomento relativo a un settore industriale significa effettuare una fotografia delle prassi consolidate, armonizzare le differenze tra le varie nazioni e trovare un consenso su un documento che verrà utilizzato dalle aziende, dagli utenti o dagli organismi terzi per operare in modo univoco a livello globale. Tutti identificano ISO con lo standard relativo alla qualità, la serie ISO 9000, ma sono centinaia le norme che ciascuno di noi usa ogni giorno in modo inconsapevole. Gli standard ISO vengono adottati dalle imprese volontariamente: non sono obbligatori e non hanno valore di legge, anche se esistono leggi che richiedono in modo contingente gli standard ISO (pensiamo ad esempio l’omologazione dei seggiolini delle auto per i bambini – direttiva europea ECE R44 basata sulla ISO 13216).

Influencers o followers?

Probabilmente solo una piccola percentuale dei 22’000 standard ISO ha un impatto veramente importante sulla nostra vita o le nostre aziende. Però, la presenza di un numero importante di esperti su quei tavoli è un punto chiave per poter influenzare la scrittura di una norma. Rispetto ai paesi industrializzati più attivi si può notare una presenza molto limitata di coordinatori (conveners) italiani: la figura che più influenza il contenuto e lo sviluppo di una norma. 


Comitati tecnici gestiti Coordinatori (conveners)
USA105424
Germania135388
Inghilterra78246
Francia73201
Cina77160
Italia2056

Fonte e lista completa: https://www.iso.org/iso-in-figures.html

Spesso mandiamo a quei tavoli persone molto preparate, ma in numero insufficiente per creare una massa critica che possa generare opinione. Le cause sembrano banali e stereotipate, ma rispecchiano la realtà: difficoltà a trovare un gruppo di persone competenti che possa argomentare in lingua Inglese, ostilità da parte delle grandi aziende e dalle associazioni di categoria nel finanziare i viaggi necessari per assistere personalmente ai meeting (si preferisce usare quel budget per le cena di rappresentanza, ad esempio), estrema burocratizzazione dell’UNI (Ente Nazionale di Normazione) rispetto ai suoi omologhi di altre nazioni. Il risultato è che, spesso, per fortuna non sempre, è molto difficile per l’Italia tenere un vero ruolo di leadership nella normazione dei vari settori industriali. Il risultato è che ci troviamo norme scritte sostanzialmente da altri e che non rispecchiano i desiderata delle nostre aziende.

Le norme come veicolo di innovazione

Lo scopo principale dello sviluppo degli standard è passato negli anni da essere un mero riconoscimento di pratiche consolidate del mercato a contenere elementi di innovazione e anticipazione del futuro prossimo. Sempre più spesso si standardizzano, cioè si dichiarano prassi comune e consolidata, metodi e processi che sono stati adottati solo da una ristretta cerchia di aziende o istituti di ricerca. Questo azzardo si rende necessario per poter reggere il passo con le tempistiche dello sviluppo industriale moderno, e presenta rischi oltre che benefici.

La velocità con la quale l’innovazione diventa prassi comune è limitata dalla capacità di adattamento delle aziende e degli individui.

Il percorso per sviluppare uno standard è lungo e complicato, molto efficace ma non troppo efficiente, e consta di 6 passi dalla bozza di lavoro fino alla pubblicazione. Questo processo può durare da 2 a 5 anni, con il rischio che nel frattempo l’industria si sia già mossa in un’altra direzione o su un’altra tecnologia. 

La velocità con la quale l’innovazione diventa prassi comune è limitato dalla capacità di adattamento delle aziende e degli individui. Quando si tratta di processi industriali o di specifiche tecniche, questo è abbastanza intuitivo: un cambiamento richiede tempi di progettazione e implementazione che non possono essere immediati. Però quando si tratta di tecnologie immateriali, pensiamo a una buona parte del mondo IT, il rischio è che l’innovazione entri nelle vite di ciascuno di noi senza che ci sia stato un processo globale normativo che ne abbia valutato i rischi e identificato i corretti ambiti di applicazione.

Il ruolo delle Associazioni di categoria

In Italia esistono tantissime associazioni di aziende, in tutti i settori: da Confindustria fino ad associazioni provinciali o comunali di artigiani. Mentre le grandi aziende potrebbero finanziare in modo diretto questo attività, ma spesso non lo fanno, le associazioni di categoria dovrebbero coglierne un interesse strategico. Questo non accade, per gli stessi motivi già descritti sopra. Finché la selezione degli esperti avviene per conoscenza e non per merito, finché la barriera della lingua Inglese limita le capacità di interazione di una buona maggioranza di persone competenti, finché non sono le aziende a chiedere che questo avvenga, nulla cambierà. Posso citare diversi aneddoti legati ai comitati di normazione, dove a livello nazionale si sono finanziate conferenze per spiegare come determinate norme erano dannose per le aziende Italiane, mentre in rari casi qualcuno ha stanziato un budget per provare a cambiarle, quelle norme.

L’autore durante una Sessione Plenaria come delegato UNI per l’Italia

Scorrendo i vari comitati tecnici ISO si capisce subito come sia importante concentrare risorse, umane e finanziarie, sul “keep going” delle aziende italiane, non solo sulle nuovissime tecnologie. Le nostre aziende, e in particolare le PMI, hanno la necessità di partecipare in associazioni che possano fornire loro quei servizi di innovazione e di confronto internazionale che non possono essere polverizzati in decine di migliaia di piccoli esperimenti. Queste organizzazioni, purtroppo, sono sempre più legate a servizi di base, come la contabilità o le buste paga, o alla formazione di base, come ad esempio la sicurezza sul lavoro, ma stentano a fornire soluzioni di reale innovazione di processo o prodotto. Questo perché all’interno delle associazioni stesse manca quella dinamicità necessaria per realizzare questi progetti, ma mancano anche i fondi che vengono dirottati su operazioni più sicure e tradizionali. Il risultato è che continuiamo a ricevere e adottare norme che per la maggior parte dei casi non sono state influenzate dalle prassi in uso nell’industria nazionale.

Alessandro Beltrami

Si occupa di ricerca e sviluppo per HP Inc. con base a Barcellona, dove ha fondato il gruppo locale di +Europa. In Italia è stato Direttore Tecnico in imprese nel mondo dell’automazione e della stampa digitale, consulente di PMI e multinazionali Italiane ed Europee, formatore per diversi Istituti Professionali. Dal 2007 è esperto accreditato in diversi gruppi di lavoro ISO/TC130 “Graphic Technology”. Già coordinatore UNI (Ente Nazionale Unificazione) della commissione “Tecnologie Grafiche” e delegato nazionale, oggi rappresenta la Spagna nel medesimo comitato tecnico, lavorando con con colleghi di 28 Paesi a progetti di standardizzazione del settore.

Le opinioni espresse in questo articolo sono di natura personale e non riflettono la posizione di HP Inc. o di precedenti aziende o associazioni che hanno partecipato in passato alle attività di standardizzazione.

Un pensiero su “Standardizzazione e innovazione, nemici o amici?

  1. Bel post semplice e chiaro. Speriamo che venga letto anche da chi potrebbe fare qualcosa in più! Perché c’è bisogno anche di più Italia in questi tavoli.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.